Uso del computer in cabina de interpretazione

Inchiesta sui bisogni terminologici degli interpreti prima e durante la simultanea.

          «Je vous offre, moi, de tenter l'ARTIFICIEL et ses incitations nouvelles! Mais si vous n'alliez pas en rester le dominateur! Nous formons un éternel symbole: moi, je représente la Science avec la toute puissance de ses mirages; vous l'Humanité et son ciel perdu.»

          (Villiers de l'Isle-Adam, L'Eve Future)


    1. Introduzione

    La scelta di approfondire la natura del legame tra terminologia ed interpretazione raccoglie l’appello lanciato ormai da alcuni anni da esperti della materia che lamentano la mancanza di software adattati alle esigenze delle diverse tipologie di utenza e, fra questi, in maniera particolare, di coloro che fanno parte della categoria “mediatori di comunicazione” (Sager, 1990), ossia traduttori ed interpreti. La terminologia si configura, infatti, sempre più, all’alba del terzo millennio come “ingegneria terminologica della conoscenza” (Cabré, 1998) il cui oggetto specifico è lo studio delle risorse informatiche quali l’estrazione, la rappresentazione, il trattamento, la trasformazione ed il trasferimento delle conoscenze. In quest’ottica, essa non appare più quindi come un’attività dedita solamente alla sistematica compilazione di liste di termini ma come una disciplina che prioritariamente si occupa dell’organiszazione del sistema concettuale che sta alla base di un determinato dominio e linguaggio specialistico.

    Dal punto di vista dell’interprete, la necessità di conoscenza di terminologie specifiche si inserisce all’interno di una pratica, quella della simultanea, il cui esercizio è subordinato all’osservazione ed alla gestione di alcune variabili, sia “interne”, relative cioè alle modalità caratterizzanti la tecnica, sia “esterne o ambientali”, ovvero di tutto quell'insieme di fattori tecnici concernenti la dimensione operativa nella quale il simultaneista è inserito. È così che nel corso di una conferenza tecnica, egli si trova ad affrontare tutta una serie di difficoltà dovute alla presenza di termini tecnici e dei concetti da essi denotati che richiedono conoscenze approfondite dell’argomento di lavoro. Per far fronte a queste difficoltà, l’interprete è chiamato a preparare la conferenza trovando gli strumenti del mestiere, in questo caso le conoscenze, prima che inizi il lavoro effettivo.

    Esiste in definitiva una differenza palese tra interpreti e traduttori che dovrebbe essere tenuta in debita considerazione nella creazione di programmi per la gestione della terminologia, differenza che trova la propria ragion d’essere in un diverso peso del fattore “tempo”. Il posto di lavoro dell’interprete rispetto a quello del traduttore è infatti duplice, si espleta cioè in due tempi, ossia fuori e dentro la cabina. Da qui l’obiettivo stesso della presente inchiesta che risiede nella valutazione dei bisogni terminologici degli interpreti prima e durante la simultanea e nella valutazione della possibilità di uso del computer come supporto alla documentazione ed alla gestione della terminologia sia nella fase di preparazione sia durante il lavoro vero e proprio in cabina.

    2. Aspetti sociodemografici dell’inchiesta

    L’inchiesta è stata condotta a mezzo questionario elettronico e rivolta ai componenti di due delle maggiori associazioni italiane di interpreti di conferenza, AITI e Assointerpreti e, a livello internazionale, ai soci dell’AIIC ed ai funzionari e freelance impiegati attualmente presso lo SCIC – Servizio Comune Interpretazione di Conferenza dell’Unione Europea, per un totale di più di 1500 interpreti professionisti contattati. I questionari compilati sono stati 130, circa il 10% del campione iniziale escludendo i 250 indirizzi risultati inesistenti.

    Da una prima analisi sociodemografica del campione è emerso come i due terzi dei rispondenti appartenesse al genere femminile (64.6%) e per la maggior parte fosse originario di stati facenti parte dell’Unione Europea (70.9%). Inoltre il 40.2% degli intervistati dichiara di avere un’esperienza più che ventennale come interprete di conferenza soprattutto nell’ambito dell’interpretazione simultanea che risulta essere, quasi all’unanimità (94.5%), la tecnica maggiormente richiesta dal mercato, sia privato sia delle istituzioni. In ambito lavorativo, il campione rispecchia la tipologia professionale classica: si tratta per lo più di liberi professionisti impegnati essenzialmente nel mercato privato interno (76.4%) ma anche reclutati come freelance o in qualità di funzionari presso organiszazioni internazionali (58.3%), organiszazioni ed istituzioni nazionali (48%) ed istituzioni dell’Unione Europea (39.4%). Fra questi, coloro che operano nel mercato privato hanno conseguito maggiormente una specialiszazione rispetto agli interpreti che lavorano stabilmente per l’Unione Europea e per le altre istituzioni ed organiszazioni nazionali ed internazionali. In generale, il 63% dei rispondenti è specialiszato in una materia specifica o in un insieme di discipline gravitanti intorno allo stesso settore, con una netta predominanza per le materie tecnico-scientifiche (economia, finanza, medicina, informatica). Per questi stessi settori è inoltre superiore la frequenza con la quale i glossari vengono aggiornati che, in generale, per l’83.2% dei rispondenti deve essere rivista ogni anno o, addirittura, in occasione di ogni singolo convegno. Da qui l’annoso problema dell’aggiornamento e della standardiszazione del formato delle schede in grado di permettere lo scambio della terminologia, a cui si dichiara favorevole l’83.5% degli intervistati.

    3. Valutazione dei bisogni terminologici prima della simultanea

    Il corretto svolgimento della fase di preparazione di una conferenza è una pre-condizione per la buona gestione dell’intera attività lavorativa nell’interprete professionista. In questa fase, dall’osservazione degli strumenti utilizzati e dal metodo di lavoro dell’interprete emerge come, in generale, la preparazione terminologica venga sempre privilegiata rispetto a quella tematica e questo perché l’interprete si trova molto spesso a lavorare sul filo del rasoio con poco tempo a disposizione per lo studio e l’elaborazione del materiale raccolto. Se infatti la documentazione relativa al convegno viene fornita dal committente nell' 86% dei casi, il 52.6% dichiara di riceverla abitualmente meno di 5 giorni prima della conferenza.

    D'altronde, molto spesso, alla percentuale incoraggiante di interpreti che ricevono la documentazione, non corrisponde un livello altrettanto alto di qualità del materiale fornito. A questo proposito, emerge come essi ricevano con maggior frequenza il programma della conferenza (il 42.4 % ha risposto “sempre”), copie degli interventi degli oratori e copie di slides ( rispettivamente nel 56.8 e nel 46.6% dei casi la risposta è stata “spesso”), mentre “raramente” vengono loro forniti atti di convegni precedenti (59.3%), glossari del committente (62.2%), informazioni sui partecipanti (51.7%) e documentazione tematica (55.9%).

    Per quanto riguarda invece le risorse terminologiche effettivamente utilizzate nella preparazione di conferenze tecniche, osserviamo come gli interpreti si avvalgano maggiormente di dizionari bilingui rispetto ai monolingui (ha risposto “spesso” rispettivamente, il 48% contro il 44.1%) e di banche terminologiche on-line rispetto a quelle disponibili su CD-rom (il 33.1% ha risposto “spesso” contro il 18.9%). Resta confermato, invece, anche se di poco, il maggior utilizzo di glossari cartacei (37%) rispetto alla compilazione di banche terminologiche personali (30.7%). Le altre risorse (consultazione di esperti, letteratura specifica e briefing) fanno invece registrare la percentuale più alta di risposte negative. Nella categoria altro tra le risorse terminologiche utilizzate sono stati indicati molto genericamente Internet ed i dizionari etimologici come ulteriori fonti di ricerche.

    4. Metodi e programmi di elaborazione della documentazione raccolta

    Sebbene nella fase di preparazione gli interpreti preferiscano impossessarsi delle terminologie invece che perdersi nello studio e apprendimento delle nozioni di base delle diverse discipline, il metodo di trattamento del materiale raccolto rimane per molti versi ancora tradizionale ed affidato al supporto cartaceo. Ne è una testimonianza il fatto che il 91.3% degli interpreti proceda all'estrazione della terminologia manualmente mentre soltanto l'11.3% sostiene di utilizzare talvolta programmi automatici tra i quali sono stati indicati Termino, Wordsmith Tools e DTSEARCH. Inoltre, la frequenza di utilizzo dei metodi di trattamento della terminologia è inversamente proporzionale alla crescente specificità degli stessi.

    Inoltre, ad una disamina più approfondita, operata confrontando questa variabile con le variabili età, luogo di lavoro e specialiszazione è emerso un aspetto importante e, per alcuni versi, paradossale. Innanzitutto, gli interpreti che fanno compilazione terminologica sono coloro che hanno maturato più anni di esperienza (ha risposto “sempre” il 45% da 50 a <60 e da 40 a <50 rispetto al 41.2% di “mai” di coloro che hanno un'età che va dai 30 a <40). In secondo luogo, chi lavora nel settore privato o delle istituzioni nazionali ed internazionali non comunitarie ed ha una specialiszazione compila più abitualmente schede terminologiche, le utilizza maggiormente e fa più ricorso a banche terminologiche sia on-line, sia su CD-rom. In conclusione, anche il tipo di specialiszazione sembra incidere nella compilazione e consultazione terminologica: le materie tecnico-scientifiche come economia (55.6 %), medicina (46.9%) ed informatica (40.7%) sono le discipline in cui maggiormente gli interpreti si adoperano nella ricerca.

    Attualmente la maggior parte dei rispondenti, ha dichiarato di utilizzare programmi generici di trattamento di testo come Word (67.7%), Powerpoint, Msworks e Wordperfect e fogli di calcolo classici come Excel (11.4%). In generale, chi usa questi programmi si dichiara più soddisfatto di coloro che usufruiscono di software specifici di gestione della terminologia1, forse in virtù della minor complessità e maggior flessibilità del sistema.

    5. Valutazione dei bisogni terminologici durante la simultanea

    La simultanea implica una serie di operazioni mentali molto difficilmente osservabili e distinguibili la cui interazione non è stata ancora appieno spiegata ma che necessita di un notevole sforzo di coordinazione. È così che nella valutazione dei bisogni terminologici durante lo svolgimento del processo, agli occhi degli interpreti, l’accuratezza terminologica è sempre subordinata alla corretta trasposizione del senso. Questo dato emerge con forza dalle risposte ottenute a due domande riferite, rispettivamente, ai criteri di valutazione della qualità ed alle strategie utilizzate per la trasposizione interlinguistica dei tecnicismi.

    Tra gli otto criteri elencati2 mutuati dalla letteratura tra cui si richiedeva all'intervistato di indicarne tre ritenuti prioritari per la valutazione della qualità del servizio offerto, il criterio fedeltà al senso del messaggio originale è stato indicato dall'80.3% degli intervistati; segue la fluidità e chiarezza dell'elocuzione (57.5%) ed al terzo posto la correttezza terminologica (54.3%) attestatasi di poco superiore al criterio di completezza dell'informazione (53.5%). Dal punto di vista delle strategie notiamo, invece, come, prima di tutto, l'interprete che ha difficoltà nel trovare l'equivalente di un termine tecnico, operi molto spesso una semplificazione attraverso una parafrasi o l'uso di iperonimi (53.5%); come seconda alternativa, opta per la ricerca del termine nella documentazione a disposizione in cabina (57.5%) e, come terza risorsa, richiede l'aiuto del collega non di turno (52.8%). Questo risultato, quindi, non solamente è in linea con l'attribuzione dei valori ai criteri di qualità che privilegiano la fedeltà al TP e, quindi, la trasmissione del senso rispetto all'accuratezza terminologica ma avalla altresì la teoria ipotizzata da Levý (1967) e Gile (1985b) sulla legge del minimo sforzo: la semplificazione, in effetti, così come la ricostruzione del termine a partire dal contesto, benché più rischiosa per quanto riguarda chiarezza e fedeltà al TP, permette, con uno sforzo inferiore rispetto a quello derivante dalla “distrazione” della ricerca del termine nella documentazione, di ottenere il massimo risultato possibile quantificabile attraverso la percezione dell'effettiva trasmissione del messaggio.

    È lecito, quindi, affermare, a questo primo livello, che la ricerca del termine in cabina e, conseguentemente, la consultazione del computer, non può operare al primo stadio o livello cognitivo, di ascolto, comprensione e resa del TP, ma ad un secondo livello di raffinamento dell'esposizione, secondo livello che non è contemplato, per antonomasia, nella definizione stessa di “simultanea”. Il computer è, infatti, un supporto che interviene sempre in seconda battuta sia per mano dell'interprete di turno, sia del collega passivo. Il solo modo in cui è possibile un uso efficace dell'informatica per la ricerca in tempo reale dell'equivalente e l'utilizzo in cabina di risorse terminologiche più puntuali, è possibile solo allorquando il termine viene usato per più di una volta, in un contesto molto specialistico che richiede, ad esempio, una descrizione accurata dell'oggetto o della nozione veicolata.3

    6. Uso del computer in cabina di interpretazione

    Il computer, che prima della conferenza è ampiamente sfruttato come strumento di ricerca, costituisce in cabina di interpretazione un elemento esterno, che, alla stregua di particolari condizioni tecniche, può diventare sorgente di squilibrio in un processo che, come teorizzato da Gile (1995b) necessita di un attento dosaggio del carico complessivo tra gli sforzi richiesti. Nonostante questi limiti, il 27.6% del campione intervistato dichiara ad oggi di utilizzare il PC in cabina mentre il 66.1% ritiene che l'impiego del mezzo informatico possa agevolare il lavoro del simultaneista.

    Tentando una descrizione del profilo dell'utilizzatore attuale, emerge come quest'ultimo abbia un'esperienza media che oscilla dai 10 a <15 anni, forchetta entro la quale si registra la percentuale relativa più alta di impiego del computer in cabina, pari a 41.9%. Inoltre gli uomini sembrano utilizzare maggiormente il computer (31.1%) rispetto alle donne (25.6%) e, similmente, lo ritengono più utile ( 68.9% versus 64.6%).

    In merito alla tipologia professionale interessata, il tasso più alto di impiego del PC è stato rilevato presso coloro che lavorano per le Istituzioni dell'Unione Europea (34%) forse in virtù della maggior disponibilità di infrastrutture che di fatto agevola ed incoraggia la penetrazione dell'informatica nel quadro dell’ammodernamento della postazione di lavoro dell’interprete.

    Tra gli impieghi possibili del computer in cabina di interpretazione, la ricerca delle equivalenze in tempo reale è stata giudicata l'attività più utile (il 43.3% degli intervistati l'ha definita “molto utile”) seguita da l'aggiornamento dei dati inseriti nei glossari ( il 41.7% lo ritiene “utile”); la consultazione di dizionari e banche dati terminologiche su CD-rom (il 33.9% sostiene che è “utile”); la consultazione di siti terminologici on-line, nel caso ideale del collegamento ad Internet in cabina (“utile”: 29.9%) e, infine, la visualizzazione di slides e lucidi proiettati in sala (“utile”: 27.6%).

    7. Caratteristiche del programma per la gestione della terminologia adattato alle esigenze degli interpreti

              There is a clear need for user-specific retrieval packages which contain the information which from experience is normally wanted by a particular user-group. At the same time, there must be provision for individual user-specific output formats which can be constructed beforehand or modified for a particular occasion (Sager,1990:200)

    L’ultima parte del questionario ha riguardato, in maniera specifica l’investigazione di contenuto e forma delle schede terminologiche adattate ai bisogni degli interpreti nonché la tipologia delle banche dati che dovrebbero contenerle in una prospettiva di consultazione fuori e dentro la cabina.

    A questo riguardo, gli intervistati sembrano preferire lo sviluppo di tante piccole banche dati specifiche per ogni singolo dominio di interesse o, addirittura, per ogni singola conferenza (71%). Inoltre esse dovrebbero essere plurilingui con possibilità di permutazione della lingua di partenza e lingua di arrivo, (sì: 65%); consultabili digitando il termine ricercato (sì: 65.1%) o scorrendo l’indice generale (sì: 29%). Più che a livello contenutistico, quindi, è a livello di caratteristiche tecniche che occorre un adattamento per l'interpretazione. La rapidità di consultazione, la possibilità di aggiornare in cabina le schede e quindi una relativa semplicità ed intuitività d’uso del programma sono i tratti più salienti che concorrono a distinguere un programma adattato ai bisogni degli interpreti rispetto a quello per traduttori perché fa del fattore “tempo” lo spartiacque tra le due professioni.

    Per quanto riguarda le caratteristiche di intuitività d'uso e rapidità di consultazione, l'una dipende dall'altra ed a loro volta sono strettamente vincolate sia al formato, sia alla grafica delle schede. In merito, appare significativa la possibilità di contraddistinguere i termini ed i rispettivi equivalenti o i campi delle schede con diversi colori (“utile” 37%, “molto utile” 31.5%) onde velocizzare la ricerca di informazioni attraverso delle associazioni visive che meno interferiscono con l’attività della simultanea perché operanti ad un livello automatico e, di conseguenza, meno consumatore di attenzione rispetto alla seconda opzione. Sempre per questo motivo la presenza di icone per spostarsi all'interno delle varie schede aumenta la facilità e la rapidità del sistema, in una metodologia di navigazione simile a quella sperimentata in Internet attraverso la messa a punto del formato html. Stando ai risultati, dal punto di vista dell’inserimento dei diversi “campi”, la scheda adattata ai bisogni degli interpreti dovrebbe quindi contenere in via prioritaria:

    • Il termine nella lingua di partenza o entrata principale;
    • La definizione dell’entrata principale;
    • L’equivalente nella lingua di arrivo;
    • Il contesto d’uso che fornisce informazioni riguardo al livello di formalità del termine ed al registro;
    • La pronuncia;
    • L’illustrazione;
    • La denominazione greca o latina che fornisce informazioni riguardo all’etimologia del termine;
    • Le informazioni grammaticali;
    • La variante ortografica (sigle , acronimi, abbreviazioni)
    • I sinonimi.

    Alcuni di questi campi variano sia secondo il dominio di interesse sia sulla base delle lingue interessate che presentano disparità a livello fonetico e grammaticale di cui occorre tener conto nella programmazione dei campi. Ad esempio, le informazioni grammaticali, che sono state giudicate “poco utili” nel 39.4% dei casi, in talune lingue, come nel tedesco, risultano essere importanti, perché in questo caso la specificazione maschile/femminile assume una rilevanza semantica nella corretta declinazione dei casi; altrove, invece, come in inglese è un'indicazione superflua. Altrettanto si può dire per la pronuncia che, se è stata considerata “utile” per il 23.6% e “molto utile” dal 22.8% senza distinzioni rilevanti all'interno del campione, è una categoria dipendente anch'essa dalla lingua. Ad esempio, in inglese lapronuncia è un aspetto rilevante nel caso di fonazione di termini specialistici poco comuni che nei convegni possono essere utilizzati da oratori non madrelingua e, di conseguenza, essere difficilmente riconoscibili nella catena acustica.

    Per quanto riguarda, invece, le categorie più innovative, rispetto al contenuto classico delle schede, occorre ponderare attentamente l'importanza dell'inserimento dell'illustrazione o della denominazione greca e latina, che sembrano cambiare al variare del dominio d'interesse. L'etimologia è, infatti, importante per discipline quali la chimica o la biologia mentre, come abbiamo visto, l'illustrazione può assumere un ruolo fondamentale superiore addirittura alla definizione per la medicina.

    8. Conclusioni

    Dal profilo appena tratteggiato, appare chiaro come sia possibile distinguere una duplice realtà nell'attività professionale. Da un lato, esiste un posto di lavoro dell'interprete al di fuori della cabina in cui il mezzo informatico è sfruttato appieno, alla stregua di quanto avviene per i traduttori e dove è, dunque, auspicabile la consultazione di tutte quelle fonti (oggi prevalentemente in formato elettronico) che possono contribuire ad arricchire le conoscenze ed a permettere un uso più proficuo del tempo a disposizione, ad esempio attraverso un'organiszazione più puntuale delle informazioni.

    D'altro canto, l'uso del computer all'interno della cabina, così come la presenza di altre tecnologie (come i monitor) è sentita come una sorta di intrusione indebita in un'attività che da molti è ritenuta praticabile solo ed esclusivamente attraverso uno sforzo mentale quasi al di sopra delle comuni facoltà umane e dove quindi il computer è inteso come una sorta di agenda elettronica dove annotare alla rinfusa dei suggerimenti e dei termini sconosciuti, alla stregua di un foglio di carta un po' più ordinato. Questi interpreti si dimenticano però che l'informatica è alla base di una serie di progressi impensabili fino a qualche anno fa come lo sviluppo di sistemi esperti e il sempre maggior raffinamento di sistemi di riconoscimento vocale che, in qualche modo, preludono, di per se stessi, già ad un cambiamento nella professione, imponendo al contempo un maggior grado di apertura a discipline complementari all'interpretazione, come l'informatica e a quella che Gile definisce “terminotique” (1987). Condizione sine qua non per una fruttuosa sperimentazione di queste nuove tecnologie resta tuttavia l’abbattimento delle barriere di tipo logistico e psicologico che ne ostacolano ancora di fatto l’utilizzo.


    9. Bibliografia

    Cabré, M.T (1998): Terminologie, théories, méthode et applications, Montréal, Les Presses de l'Université de Ottawa

    Chernov, G.V. (1995): “Taking care of the sense in simultaneous interpreting” in Teaching Translation and Interpreting 3, Amsterdam/Philadelphia, Dollerup, C. & V. Appel, John Benjamins Publishing Company, pp. 223-231

    Gile, D. (1985b): « Les termes techniques en Interprétation simultanée » in Meta 30/3, Montréal, Les Presses de l’Université de Montréal, pp.199-209

    Gile, D. (1987): « La terminotique en interprétation de conférence: un potentiel à exploiter » in Traduire, n.132/7, pp.25-30

    Gile, D. (1995b) : Regards sur la recherche en interprétation de conférence, Lille, Presses Universitaires de Lille

    Levý, J. (1967): “Translation as a decision process” in In Honour of Roman Jakobson, The Hague, Mouton, pp.1171-1182.

    Sager, J.C. (1990): A practical course in terminology processing, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company


    1. Multiterm e FilemakerPro sono i programmi più usati (rispettivamente 6.5 e 4.9 %) seguiti da Déjàvu (2.4), Trados (1.6), Superlex (0.8), Termtracer (0.8) e programmi sviluppati in seno alle varie organiszazioni ed istituzioni nazionali ed internazionali.

    2. I criteri individuati sono stati i seguenti: correttezza grammaticale, correttezza terminologica, fedeltà al senso del messaggio originale - rispetto alla funzione comunicativa - completezza dell'informazione, fluidità e chiarezza dell'elocuzione, appropriatezza stilistica, adeguatezza rispetto al contesto socio-comunicativo - conoscenze, aspettative, convinzioni del pubblico - e prosodia.

    3. Solo nell'ambito degli sviluppi dell'intelligenza artificiale e dell'interpretazione automatica è possibile, infatti, ipotizzare l'intervento del computer al primo stadio della simultanea dove l'interprete assumerebbe il compito di “verificatore” e “rifinitore” dell'espressione in uno scambio di ruoli simile a quanto avviene nella traduzione automatica.



Articolo tratto da Tesi di Laurea in Interpretazione di conferenza, intitolata “Uso del computer in cabina di interpretazione”.
Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT)
Università di Bologna, Italia

Recommended citation format:
Cristina VALENTINI. "Uso del computer in cabina de interpretazione". aiic.net February 4, 2002. Accessed March 20, 2019. <http://aiic.net/p/656>.



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Martin Will

   

Dear Christoph,

the fact that 100 interpreters or so use a product is no proof for its suitability or a sound methodology perfectably adapted to the user needs. It just means that people use a product (maybe because no alternative is available or known).

Your reply seems to indicate that you may have read my publication but that you have not understood it. The same goes for my reply to Christina Valentini.

Best Regards, MArtin

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Christoph Stoll

   

Martin how can you say that when hundreds aiic interpreters are using Glossary or LookUp. I read your publication and it is based on sound assumptions. Any lexicograper would agree.

Most of us, however, just want a glossary program that works in the booth. Good work nevertheless!

Chris

P.S. Sabine has just put the English version online, see if it works for u @ www.lookup-online.de

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Martin Will

   

I have published an article about the different workflow parameters within simultaneous interpreting and their influence on the use of specific hard -and software for terminological support in the booth:

"Bemerkungen zum Computereinsatz beim Simultandolmetschen". In: Dolmetschen: Theorie-Praxis-Didaktik (2000). Kalina, S., Buhl, S. und Gerzymisch-Arbogast, H. (Hrsg.). Röhrig Universitätsverlag St. Ingbert .

The article is part of a large scale research project and covers all (terminological) phases before, during and after a conference and discusses existing hard- and software solutions for the booth.

Knowing the existing dedicated and non-dedicated terminological products, my impression is that they are still not really suitable for the different working conditions of simultaneous interpreting: Either are they not specifically adapted to interpreting (and maybe even not to written translation) or, when interpreting needs are taken into consideration, are they not reliable enough as they seem to be not much more than fast, user-friendly glossaries.

A more general problems stems from the fact that up to now, no detailed and methodological "mode d'emploi" as how to organise terminological work for interpreters seems to exist.

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Peter SAND

   

I, too, have developed an easy to use glossary programme that works so fast you can actually look up while you are interpreting. The programme can take a max. of 12 languages, including non-Latin alphabets. Language sorting can be done just by dragging and dropping. Accents and diacritics cannot be ignored, making typing even faster.

Drop me an e-mail if you would like any more info.

Peter Sand, Geneva

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Christoph Stoll

   

Information on software for terminology support during simultaneous interpreting @ www.lookup-online.de. The programme is used by about 120 AIIC colleagues in Germany, we're currently translating the GUI into English, the new release will cover 5 languages lets you send terms plus context from word files into the database at the click of a button, translation memory function&lots more. I'll write something up as soon as the English version is ready.

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